La nostra personalità è cambiata grazie ai social?

Tutte le influenze negative che i social network possono avere se usati senza coscienza di causa.

Il popolo del web non si presenta totalmente invariato dall’avvento dei social. La realtà ha incominciato ad essere modificata in piccole dosi, sempre maggiori, sempre più intense. 

Ogni soggetto necessita di una immagine virtuale per interagire con il prossimo. E’ logico. Questo processo è sempre stato attuato. Ma con l’avvento della rete, dei profili utenti virtuali, tutto ciò si è amplificato fino a raggiungere effetti significativi.

Ovviamente non possiamo diventare persone completamente diverse online. Ma è anche vero che ogni tipologia di ambiente influenza il comportamento, ci permette di smussare il personaggio che mostriamo agli altri. Per intenderci, nella nostra testa esiste un Io che si relaziona con la famiglia, un Io che ha rapporti con gli amici, un Io che si adatta ai datori di lavoro, etc. E seppur gli atteggiamenti e i nostri valori rimangano invariati, alcuni dei nostri comportamenti e azioni si adattano alle situazioni, tanto da influenzare la nostra percezione di noi stessi, andando a costruire le numerose sfaccettature che ci compongono. Allo stesso modo i social ci costruiscono una maschera, sicuramente più statica e potente di quella che può essere indossata nelle situazioni reali. Perché? 

Innanzitutto c’è la mancanza di un feedback immediato nella comunicazione. Noi compiamo delle azioni, solitamente ben studiate e controllate, che, però, non hanno un riscontro rapido. Ci troviamo quindi, paradossalmente, in un limbo di attesa, che scatena reazioni che vanno ad accrescere tutte le sensazioni che proviamo (e che immediatamente andranno a condizionare le nostre dinamiche). Se questa circostanza si ripete nel tempo, viene assimilata nel nostro sistema relazionale.

Il senso di rimanere sospesi, l’incomprensione data dall’assenza di una comunicazione non verbale (mimica, gestuale, etc) e di, in parte, della comunicazione verbale (tono di voce,etc) ci portano alla privazione di una relazione diretta con un contatto corporeo e a sintomi, a volte persino patologici, che modificano la nostra percezione e ci fanno vivere proiezioni di noi stessi che non sarebbero emerse nella vita reale (o comunque in misura minore).

Ovviamente i casi che saranno elencati possono manifestarsi lievemente o intensamente, a seconda dello stato mentale, all’età, alla fragilità, all’uso di internet. Sono solamente spunti su cui riflettere, capire quanto in realtà nessuno è esente da un’influenza del web. I social network, ricordiamo, sono solo strumenti di comunicazione: né buoni né cattivi in se stessi. E’ unicamente il modo di usarli che può generare qualcosa di potenzialmente pericoloso, seppur, ripetiamo, sia inevitabile esserne, almeno in piccole quantità, suggestionati.

Ecco quali sono i comportamenti che vengono interiorizzati se non viene fatto un buon uso del web:

    • Personalità narcisistica. L’immagine primeggia nell’ego del narcisista. In una cultura dove si propone icone generate unicamente dalla condivisione di immagini, si vuole mostrare in modo assiduo tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che si fa, tutto ciò che riusciamo ad ottenere. La natura di un narcisista è basata sulle approvazioni, quindi in questo caso sui like. Più il riscontro virtuale avverrà in maniera evidente più ci si illude di essere adorati e desiderati (mentre subentra il senso di inadeguatezza se questo non sembra avere una controprova). Colui che fa un uso troppo elevato di social potrebbe credere di vivere in una sorta di ‘’palcoscenico’’, ove può raccogliere tantissimi ‘’fan’’ e impegnarsi in monologhi sulle proprie attività.
    • Insicurezza in se stessi e inadeguatezza. Esattamente come una medaglia, il senso di inferiorità può emergere come opposto al narcisismo. Infatti spesso si basa l’approvazione di un gruppo in base al responso che abbiamo su internet. I propri dubbi si cerca di colmarli con un ‘’mi piace’’ o un ‘’visualizzato’’, cosa impossibile da attuare perché non rappresentano né frasi né promesse né azioni. 
    • La perdita di un contatto sociale fisico ha portato allo sviluppo dell’ansia sociale. Avere il coraggio per uscire dalla propria comfort zone è sempre un passo più difficile da compiere. Essere assuefatti dall’attesa, dall’opportunità di interagire quando si ha voglia (web) e non quando la situazione ti mette in condizioni di doverlo fare per forza (realtà), genera agitazione e inquietudine. Soprattuto per quanto riguarda la possibilità di affrontare i cambiamenti, che richiedono una capacità di adattamento difficilmente sviluppabile all’interno dei social.
    • Di pari passo con l’insicurezza e l’ansia vi è la diffidenza. Da non confondere con il comune scetticismo nei confronti di chi non si conosce. Bensì la tendenza costante a interpretare come malevoli le comunicazioni altrui, avere un timore ingiustificato di essere ingannevolmente al centro delle conversazioni degli altri. 
    • L’invidia, un sentimento che si genera tendenzialmente nei giovanissimi, è forse uno dei tratti più comuni. Essendo bombardati dalle vite di persone famose, ricche, di immagini di oggetti che vorremmo, vacanze che desidereremmo fare e ostentazione di un divertimento esagerato tramite i video è naturale che salga un desiderio di voler essere proiettati anche noi stessi in una condizione così meravigliosa. E’ bene ricordare però che quello che viene mostrato è sottoposto a filtri, a una scelta mirata di momenti della vita di una persona e che, spesso, ideali del genere non possono essere raggiunti (come il fisico da modelli per esempio).
    • L’identità di gruppo tende a crescere a dismisura. Si formano le cosiddette ‘’echo chambers’’, ovvero luoghi virtuali in cui le persone interagiscono soprattutto con soggetti che sono già d’accordo con loro, inveendo spesso contro quelli che non lo sono. Si crea un senso identitario molto intenso che permette di creare un rapporto quasi morboso tra i membri ed una relativa esclusione verso l’esterno.
    • Un’altro effetto è l’aumento a smisurato dell’esigenza maniacale del controllo. Tutto ciò che si scrive e tutto ciò che si comunica deve sembrare perfetto, potenzialmente vicino a quell’ideale che abbiamo in testa. L’insoddisfazione però si annida sempre dietro l’angolo ed è piuttosto probabile l’arrivo ad un circolo vizioso in cui non si è mai pienamente contenti del risultato.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *